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Milano // Spettacolo Teatrale all'interno della Campagna Bophal - Ottobre 2005

 

 

 

Sintesi: "Nuvole d’ingiustizia
Il disastro di Bhopal 20 anni dopo"

 

 

 

La notte del 2 dicembre 1984 oltre 35 tonnellate di gas tossici fuoriuscirono dalla fabbrica di pesticidi di Bhopal di proprietà della Union Carbide India Limited (UCIL), filiale indiana della multinazionale statunitense Union Carbide Corporation (UCC). I gas fuoriusciti  erano composti principalmente da isocianato di metile e da altri prodotti tossici tra i quali probabilmente il cianuro di idrogeno, il protossido d’azoto e il monossido di carbonio.
Nei 2-3 giorni seguenti morirono oltre 7.000 persone e molte di più riportarono seri danni. Negli ultimi 20 anni almeno 15.000 persone sono morte per malattie derivanti dall’esposizione ai gas. Oggi più di 100.000 persone soffrono ancora di malattie croniche e debilitanti, per le quali le cure si sono inefficaci.
Il disastro ha scosso il mondo e ha sollevato interrogativi sulla responsabilità dei governi e delle imprese per incidenti industriali capaci di devastare la vita umana e l’ambiente circostante. Eppure, a distanza di 20 anni, i sopravvissuti attendono ancora un giusto risarcimento, assistenza e cure mediche adeguate, così come una piena riabilitazione economica e sociale. Il sito della fabbrica non è stato ancora bonificato. I rifiuti tossici continuano ad inquinare l’ambiente e a contaminare l’acqua.
Il dato più sorprendente è che nessuno è stato chiamato a rispondere del disastro e delle sue terribili conseguenze.
Le iniziative intraprese dalle organizzazioni dei sopravvissuti presso i tribunali indiani e statunitensi  per ottenere giustizia e un adeguato risarcimento non hanno avuto finora alcun successo. Le imprese transnazionali coinvolte nella vicenda – la UCC e la Dow Chemical (che ha rilevato la UCC nel 2001) – hanno dichiarato di non avere alcuna responsabilità legale per il disastro e per le sue conseguenze, né per l’inquinamento proveniente dalla fabbrica. La UCC continua a rifiutare di comparire di fronte al tribunale di Bhopal per affrontare il processo, e il risarcimento finale stabilito della Corte Suprema Indiana abbandona di fatto i sopravvissuti ad una vita di stenti.
A Bhopal è stato negato il diritto alla vita a migliaia di persone e decine di migliaia hanno visto calpestato il loro diritto alla salute. Migliaia di famiglie povere hanno sofferto malattie e privazioni che hanno compromesso il loro diritto ad uno standard di vita dignitoso. Alle donne che devono affrontare il rifiuto sociale in quanto colpite dal disastro è stato negato il diritto alla libertà dalla discriminazione. A tutti coloro che sono stati esposti ai gas e a coloro che intorno al sito continuano a subire gli effetti dell’acqua contaminata è stato negato il diritto ad un ambiente sano.

Amnesty International ed altre associazioni continuano a battersi perchè a queste persone vengano riconosciuti i loro diritti. 


OTTOBRE 2005:
Immagini dallo Spettacolo Teatrale in collaborazione con Greenpeace e Caravan de Vie:


Per saperne di più visita anche: www.greenpeace.it/bhopal 

                 


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